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Ventiquattro semi per un solido

Il carato viene dal seme di carruba, ma la leggenda che i semi pesino tutti uguale è falsa. Come si misurava l'oro, e chi l'ha verificato nel 2006.

Un carrubo secolare. Immagine generata (Higgsfield) per il capitolo Carruba, dichiarata come tale.
Un carrubo secolare. Immagine generata (Higgsfield) per il capitolo Carruba, dichiarata come tale.

La parola è arrivata fino a noi cambiando tre lingue e nessun significato. In greco kerátion è il piccolo corno, cioè il baccello ricurvo della carruba, da kéras, corno. Gli arabi ne fecero qīrāṭ, e da lì l’italiano carato. È la stessa parola che compare nel Vangelo di Luca, quando il figliol prodigo vorrebbe sfamarsi con le kerátia che mangiano i porci.

Il peso dell’oro

Costantino fissò il solidus, la moneta d’oro dell’impero, a settantadue pezzi per libbra romana. Ogni solido pesava ventiquattro siliquae, il nome latino del seme di carruba. Da quel rapporto vengono due usi del carato che sopravvivono ancora: il carato come unità di peso delle gemme, e i ventiquattro carati come misura della purezza dell’oro. Un oggetto «a ventiquattro carati» è oro per ventiquattro ventiquattresimi.

La leggenda

La storia che si racconta è che il seme di carruba fu scelto perché pesa sempre uguale, e che per questo servì da peso campione. È una bella storia, e non regge. Nel 2006 un gruppo di ecologi dell’Università di Zurigo e delle Baleari ha pesato i semi e ha pubblicato i risultati su Biology Letters: il coefficiente di variazione del seme di carrubo è del 22,7 per cento, contro una media del 25 per cento su sessantatré specie messe a confronto. I semi di carruba, insomma, variano quasi quanto tutti gli altri.

Da dove viene allora la costanza del carato? Gli autori propongono un’ipotesi che ha a che fare con gli occhi, non con la pianta: chi sceglieva i semi da usare come peso li selezionava a vista, scartando quelli troppo grossi o troppo piccoli, e l’occhio umano distingue differenze di peso più piccole di quanto si creda. L’unità era stabile perché lo era chi la maneggiava.

In Puglia

Il carrubo qui è meno diffuso che in Sicilia, ma i grandi esemplari non mancano. Nell’elenco ufficiale degli alberi monumentali, il maggiore di Puglia sta a Polignano a Mare: 820 centimetri di circonferenza. Sull’età, nessuna cifra ufficiale: i carrubi vecchi sono cavi, e gli anelli non si contano. È il punto scelto per il capitolo sulla mappa.

Fonti

  1. Turnbull L.A., Santamaria L., Martorell T., Rallo J., Hector A., «Seed size variability: from carob to carats», Biology Letters 2(3): 397–400, 2006
  2. Vocabolario Treccani, voce «carato»
  3. Wikipedia EN, voci «Solidus (coin)» e «Carat (mass)», consultate ad agosto 2026
  4. Acta Plantarum, scheda Ceratonia siliqua (etimologia di kéras, «corno»)
  5. Elenco degli alberi monumentali d'Italia, MASAF, aggiornamento del 24 luglio 2026 (carrubo di Polignano a Mare, 820 cm di circonferenza)
  6. Vangelo di Luca 15,16, traduzione CEI 2008 (kerátia, le carrube del figliol prodigo)